gennaio 18, 2018

Proposte di legge

 

DIVERSITA E INCLUSIONE

Scenario

Il mondo intorno a noi e il modo in cui ci relazioniamo con gli altri sta cambiando rapidamente. La globalizzazione e le innovazioni tecnologiche stanno incrementando le comunicazioni multiculturali e multi generazionali come mai prima d’ora. Ora  abbiamo di fronte cinque generazioni che lavorano fianco a fianco. Altro elemento da considerare è l’aumento delle aspettative di vita. Nel 2025 il 75% della forza lavoro sarà dei Millennials (nati dopo il 1980) e il 50% di chi avrà 65 anni e più, sarà disabile. Oggi 1 miliardo di persone nel mondo sono disabili. Nel Canada, negli Stati Uniti  e Regno Unito l’ 85-90% della crescita della popolazione nei prossimi 40 anni sarà rappresentata da minoranze etniche e persone di colore. Oltre quattro milioni di persone con disabilità in Italia (4,1, per la precisione), pari al 6,7% della popolazione, secondo la stima del Censis, che prevede tra l’altro un trend in crescita. Nel 2020 i disabili arriveranno a 4,8 milioni (il 7,9% della popolazione) e raggiungeranno i 6,7 milioni nel 2040 (il 10,7%). Una fetta consistente di italiani che spesso, tuttavia, sembra ancora invisibile agli occhi della collettività. Sempre secondo i dati del Censis, un italiano su 4 afferma che non gli è mai capitato di avere a che fare con persone disabili. Forse perché la disabilità viene fatta combaciare, da ben due italiani su tre, essenzialmente con una limitazione nei movimenti, quindi una disabilità prettamente motoria, mentre sono le disabilità intellettive ad essere più diffuse in età evolutiva (e spesso nascoste). Quando poi avanzano nell’età, le persone con disabilità intellettiva sono ancora più invisibili. Oggi in Italia le persone con sindrome di Down sono circa 48.000, di cui solo il 21% ha fino a 14 anni. La fascia d’età più ampia è quella da 15 a 44 anni, pari al 66%, e il 13% ha più di 44 anni. L’aspettativa di vita alla nascita è di 61,6 anni per i maschi e di 57,8 anni per le femmine. Le persone affette da disturbi dello spettro autistico si stimano pari all’1% della popolazione, circa 500.000.

L’IMPORTANZA DELLA SCUOLA – La scuola gioca un ruolo fondamentale a fianco della famiglia, nel processo di presa in carico e inclusione della persona con disabilità nella società, rappresentando forse l’unica risposta istituzionale efficace, su questo fronte. Ricorda il Censis che il numero di alunni disabili nella scuola statale è cresciuto dai 202.314 dell’anno scolastico 2012/2013 ai 209.814 del 2013/2014 (+3,7%). Contemporaneamente è aumentato il numero dei docenti di sostegno: dai 101.301 del 2012/2013 ai 110.216 del 2013/2014 (+8,8%)”. “I bambini Down in età prescolare – riferisce l’indagine del Censis – che frequentano il nido o la scuola dell’infanzia sono l’82,1%, tra i 7 e i 14 anni l’inclusione scolastica raggiunge il 97,4%, ma già tra i 15 e i 24 anni la percentuale scende a poco meno della metà, anche se l’11,2% prosegue il percorso formativo a livello professionale. Tra i ragazzi affetti da disturbi dello spettro autistico, fino a 19 anni è il 93,4% a frequentare la scuola, ma il dato scende al 67,1% tra i 14 e i 20 anni, e arriva al 6,7% tra chi ha più di 20 anni”.

INCLUSIONE LAVORATIVA, QUESTA SCONOSCIUTA – E dopo la scuola? E’ lì che la persona con disabilità intellettiva diventa invisibile. “Oltre l’età scolastica, gli adulti Down e autistici scompaiono nelle loro case, con ridottissime opportunità di inserimento sociale e di esercizio del loro diritto alle pari opportunità. Nel mondo del lavoro l’inclusione è pressoché inesistente. Ha un lavoro solo il 31,4% delle persone Down over 24 anni. E la maggioranza di quelli che lavorano (oltre il 60%) non è comunque inquadrata con contratti di lavoro standard. Nella maggior parte dei casi lavorano in cooperative sociali, spesso senza un vero e proprio contratto. In oltre il 70% dei casi non ricevono nessun compenso o ne percepiscono uno minimo, comunque inferiore alla normale retribuzione per il lavoro che svolgono. Ancora più grave è la situazione per le persone autistiche: a lavorare è solo il 10% degli over 20″.

IL CARICO SULLE FAMIGLIE – I dati Censis, poi, confermano quello che le persone con disabilità sanno bene, ovvero che il vero perno del welfare è la famiglia, sulla quale ricade la responsabilità e il peso dell’assistenza della persona con disabilità, soprattutto in età adulta.  “I disabili adulti rimangono in carico alla responsabilità delle loro famiglie – si legge nel comunicato – con sostegni istituzionali limitati, focalizzati quasi esclusivamente sul supporto economico. Anche in questo caso, però, dal confronto con gli altri Paesi europei emerge che la spesa per le prestazioni di protezione sociale per la disabilità, cash e in natura, è pari a 437 euro pro-capite all’anno, superiore solo al dato della Spagna (404 euro) e molto inferiore alla media europea di 535 euro (il 18,3% in meno). Colpisce quanto poco sviluppata sia la spesa per i servizi in natura, che rappresenta solo il 5,8% del totale, cioè 25 euro pro-capite annui, meno di un quinto della media europea e inferiore anche al dato della Spagna.
Le cose peggiorano con l’età. “Le opportunità di accesso ai servizi si riducono per i disabili adulti” si legge nella nota Censis. Tra le persone con Sindrome di Down di 25 anni e oltre, il 32,9% frequenta un centro diurno, ma il 24,3% non fa nulla, sta a casa. Tra le persone con autismo dai 21 anni in su, il 50% frequenta un centro diurno, ma il 21,7% non svolge nessuna attività. Tra le ore dedicate all’assistenza diretta e quelle di semplice sorveglianza, i genitori delle persone autistiche e delle persone Down spendono complessivamente 17 ore al giorno“. E il costo annuo arriva a circa 44.000 euro per famiglia nel caso delle persone Down e circa 51.000 euro per le persone affette da disturbi dello spettro autistico.

Con il ritmo del cambiamento in continua accelerazione è fondamentale capire come diventare più inclusivi ed efficaci. Diversità e inclusione comportano impegno, onestà e crescita. Un ambiente di lavoro inclusivo che accoglie le diverse prospettive promuove pensieri creativi e innovativi e aiuta a generare soluzioni per le nuove sfide. Inoltre riduce il rischio del pensiero di gruppo, che può impedire la nostra abilità di prendere le migliori decisioni. La chiave sta in ognuno di noi. La diversità e come possiamo imparare dalle differenze è un valore per tutti. La promessa: utilizzare il “tocco umano” (the human touch) in ogni cosa che facciamo. Capire che ognuno di noi è unico e differente. Cosa possiamo fare per rispettare l’unicità di ognuno di noi? Ascoltare senza giudicare è una maniera per includere e dare valore alle differenti prospettive. Avere la mente aperta è importante per prendere le migliori decisioni. Cosa significa esattamente differente? Si può vedere diversità come diversità visibile come l’età, il genere o l’etnia. Ma quali sono le qualità, le capacità e le caratteristiche non visibili che rendono unica una persona? Immaginiamo la diversità come un iceberg: solo la punta dell’iceberg è visibile. Quali sono le caratteristiche visibili a occhio nudo? Il genere, la razza e l’etnia, l’abilità fisica, l’età e l’espressione di genere. Ma, come un iceberg, le caratteristiche sottostanti, che sono la maggior parte di una persona, sono sotto la superficie, fuori dalla vista. Se pensiamo alla diversità come un “mix”, l’inclusione è il modo in cui facciamo funzionare il “mix”. Proviamo a immaginare la diversità come l’unico suono che  ogni strumento musicale produce. Ogni strumento musicale produce il suo unico e distinto suono. Inclusione è come noi portiamo tutti gli strumenti a fare musica insieme, in una maniera che amplifica il contributo unico di ciascuno e ha come risultato qualcosa di più grande della somma delle varie parti. Il potere della diversità e dell’inclusione è proprio quello di portare tutti a lavorare insieme. Come si può creare una squadra diversa e allo stesso tempo inclusiva? Prima di tutto ci vuole un leader o membro della squadra che abbia capacità di ascolto. Ognuno di noi ha spazio per migliorare in questo senso. Bisogna avere l’umiltà  di riconoscere di non avere tutte le risposte e di avere ancora da imparare. Può essere difficile ascoltare con mente aperta chi pensa diversamente da noi. Perchè è così difficile? Alcune volte il maggior ostacolo può essere pensare che siamo dei migliori e più inclusivi ascoltatori di quanto non siamo in realtà. Un recente studio ha verificato che il 99,99% – praticamente la nostra quasi totalità – crede di esser meno prevenuto degli altri. In altre parole, riconosciamo che il giudizio degli altri è prevenuto, ma non vediamo il pregiudizio nel nostro modo di giudicare. Credenze e supposizioni portano a pregiudizi e preconcetti. Il mio modo è l’unico modo (“my way is the only way”). Avete mai pensato che le cose andrebbero meglio se fossero fatte a modo nostro? E’ corretto ammetterlo, poichè ognuno di noi  ha le sue credenze e supposizioni sugli altri e su come le cose dovrebbero essere fatte. Quello di cui abbiamo bisogno è renderci conto che queste credenze e queste  ipotesi si accumulano e sovrappongono nel tempo sino a diventare pregiudizi e preconcetti, che usiamo come impostazione predefinita, che influenza la prospettiva che abbiamo uno dell’altro. Il 90% dei nostri processi del pensiero avvengono a livello inconscio. Quando siamo stanchi, sotto  pressione, o quando non abbiamo a disposizione elementi oggettivi , siamo più predisposti a cadere nei pregiudizi e nei preconcetti. Noi tutti li abbiamo ed è importante saperlo. Essere consapevoli è il primo passo per essere in grado di fare qualcosa per questo. Un pregiudizio è una scorciatoia mentale, che influenza il modo in cui ci si relaziona con gli altri e come si prendono delle decisioni basate su presunte somiglianze o differenze. Con il tempo questa scorciatoia mentale diventa inconsapevole e questo è il motivo per cui noi lo chiamiamo preconcetto. Queste supposizioni di solito finiscono per avvantaggiare qualcuno e svantaggiare altri. Anche se non si può essere completamente liberi da pregiudizi, si può ridurne l’impatto . La nostra abilità di fare scelte obiettive, specialmente in situazioni in cui ci troviamo di fronte a differenze e ambiguità é guidata da come opera il nostro cervello. Per questo é importante capire come il nostro cervello reagisce in maniera differente quando si confronta con identità o differenze. Quando incontriamo qualcuno simile a noi, a un livello inconscio e immediato ci sentiamo in salvo, percepiamo quella persona come simpatica – questo é un”mini-me” pregiudizio in atto. Pensiamo a quando si incontra qualcuno con cui condividiamo un interesse di qualsiasi genere; questo comunemente crea un immediato senso di affinità. Quando incontriamo qualcuno differente da noi, si attiva, invece, un’altra parte del nostro cervello. La parte “non mi piace” del cervello crea una risposta inconsapevole. In queste situazioni ci si sente ansiosi e a disagio. Se non si pongono domande aperte, é facile fare delle supposizioni sugli altri, in modo da escluderli seppur non intenzionalmente. Essere inclusivi significa riconoscere, capire e far leva sulle differenze. Modi per minimizzare i pregiudizi e diventare più inclusivi: 1) fare proprio il problema e prendere un impegno di essere più inclusivi; 2) cercare  nuove prospettive, essere aperti e incoraggiare i differenti punti di vista; 3) imparare dalle differenze e fare leva sulle differenze; 4) cercare la strada migliore e attrarre i diversi talenti per una migliore innovazione. Azioni che possono aiutarci a essere più inclusivi: 1) accettare che tutti abbiamo pregiudizi; 2) parlare ed essere aperti, incoraggiare un dialogo aperto;  3) agire e prendere l’impegno di identificare almeno una cosa che possiamo fare in maniera differente.

Proposte

Considerate le precedenti osservazioni e in accoglimento delle raccomandazioni contenute nelle Osservazioni Conclusive al primo rapporto dell’Italia, redatte dal Comitato sui Diritti delle persone con Disabilità, in occasione della “Convention on the Right of Persons with Disabilities” dell’O.N.U. del 31 agosto 2016, si propone quanto segue.

Istituzione di un Codice etico-comportamentale, da concordarsi in concertazione tra un organo consultivo permanente, che sia rappresentante delle persone con disabilità, con rappresentanze sindacali ed esperti in supporto psicologico;

Introduzione del  Codice etico-comportamentale nelle Pubbliche Amministrazione, con carattere vincolante per il personale in servizio, a pena di sanzioni disciplinari, da introdursi attraverso i seguenti strumenti:

adozione di corsi di formazione finalizzati all’esplicitazione dei contenuti e all’applicazione del codice stesso.

Verifiche biennali di applicazione del codice .

L’osservanza delle norme di comportamento previste in tale codice dovrà essere vincolante fin dalle fasi di reclutamento e assunzione del personale da destinarsi al servizio delle P.A.

Introduzione del  Codice etico-comportamentale nelle Scuole, come materia di insegnamento nell’ambito del programma di Educazione Civica, a partire dalla Scuola Primaria, con la previsione di attribuzione di crediti formativi; il codice sarà introdotto  attraverso i seguenti strumenti:

adozione di corsi di formazione finalizzati all’esplicitazione dei contenuti e all’applicazione del codice stesso.

Verifiche biennali di applicazione del codice .

Istituzione di due ore didattiche settimanali in aula per gli studenti

Istituzione di ore di volontariato – a partire dal compimento del sedicesimo anno di età – all’interno di strutture specializzate nell’inserimento delle persone con disabilità nell’ambito lavorativo: le ore di volontariato costituiranno titolo di merito per successive assunzioni nelle P.A.

In ambito privato, riconoscimento di sgravi fiscali, in fase di assunzione di personale con disabilità, per le imprese che aderiranno al Codice etico-comportamentale, equiparandosi, così, a quanto previsto per le P.A.,

Previsione della figura di un “tutor” che assista le persone con disabilità nella fase di ricerca del lavoro e per il primo anno di avviamento nel mondo del lavoro.

Istituzione della figura di un Garante istituzionale per l’attuazione e l’osservanza del Codice etico-comportamentale.

“Il Comitato raccomanda l’istituzione di un organo consultivo permanente che consulti in modo efficace e significativo le persone con disabilità attraverso le loro organizzazioni, nella realizzazione di tutte le leggi, le politiche e i programmi; che una vasta gamma di persone con disabilità che rifletta la diversità delle situazioni individuali, compresi l’età, il sesso, la fede, la razza, l’orientamento sessuale, lo stato di migrante e le diverse tipologie di deficit partecipino in modo significativo, inclusivo e accessibile al processo decisionale diretto, che influisce sulla vita delle persone con disabilità a tutti i livelli ed in tutti i settori dello Stato parte.”

“Il Comitato raccomanda di porre in atto leggi e politiche appropriate per realizzare strumenti operativi per affrontare la discriminazione plurima e intersettoriale, compresi efficaci sanzioni e correttivi, prevedere la formazione di tutti i dipartimenti ed assicurare che le persone con disabilità abbiano le informazioni sulle procedure di reclamo e richiesta di correttivi. Il Comitato raccomanda che lo Stato parte prenda in considerazione l’articolo 5 della Convenzione nell’attuazione dell’Obiettivo per lo Sviluppo Sostenibile n. 10, nei punti 10.2 e 10.3.”

“Accrescimento della consapevolezza (art.8) 19. Il Comitato è preoccupato per l’assenza di misure efficaci e appropriate per promuovere le capacità delle persone con disabilità e per la mancanza di misure per combattere gli stereotipi e i pregiudizi mediante campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e l’uso dei mezzi di comunicazione. 20. Il Comitato raccomanda l’adozione di misure per aumentare la sensibilizzazione del pubblico tramite campagne di comunicazione di massa e formazione del personale che opera nei mezzi di comunicazione sugli effetti negativi degli stereotipi e l’importanza di rappresentare i contributi positivi delle persone con disabilità, in particolare delle donne e delle ragazze con disabilità.”

“Il Comitato raccomanda che tutte le persone con disabilità in arrivo nello Stato parte siano in grado di accedere ai servizi in condizioni di parità con gli altri e che quelli con disabilità psico-sociali ricevano adeguato sostegno e riabilitazione tramite sistemi rafforzati. Il Comitato raccomanda la ratifica della Convenzione Internazionale delle Nazioni Unite sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie nonché la Carta del 2016 sull’inclusione delle persone con disabilità nelle azioni umanitarie.”

“Il Comitato raccomanda di fornire adeguati accomodamenti procedurali, comprese l’interpretazione professionale nella lingua dei segni e le informazioni in formato semplificato e Braille. Il Comitato raccomanda che lo Stato parte tenga in considerazione l’articolo 13 della Convenzione nell’applicazione dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile no. 16, punto 16.3.” (Osservazioni Conclusive al primo rapporto dell’Italia, Comitato sui Diritti delle persone con Disabilità, “Convention on the Right of Persons with Disabilities”- O.N.U., 31 agosto 2016)